L’errore dei flog. Mai ingannare la blogsfera

L’errore dei flog. Mai ingannare la blogsfera

Restando in tema di corporate blogging, di seguito riporto un altro esempio di cosa non si dovrebbe mai fare quando si interagisce con la blogosfera: ignorarla o, peggio, barare.

Coloro che desiderano approfondire questo tema possono anche consultare le “95 tesi” del Cluetrain Manifesto.

“Flog” è la contrazione di fake blog, due parole che indicano un blog finto, costruito ad arte per ingannare i lettori. La storia recente pullula di esempi negativi da non seguire: alla fine del 2006, la potente e blasonata Edelman è finita nel mirino della blogosfera per averne creati alcuni allo scopo di promuovere l’immagine della Wal-Mart. Ne cito due: il primo era “Working Families for Wal-Mart”, blog nato per “dare voce ai milioni di americani consapevoli del fatto che Wal-Mart fa veramente la differenze per le loro famiglie e la loro comunità”. Il secondo invece si chiamava “Exposing Wal-Mart’s Paid Critics”: la sua “missione” sarebbe stata “smascherare i calunniatori pagati dai sindacati per infangare il buon nome dell’azienda americana”. Entrambi si fingevano frutto spontaneo della passione di semplici clienti o dipendenti Wal-Mart e presentavano post non firmati. Entrambi erano editi da dipendenti Edelman e sono stati smascherati.

Un altro esempio ce lo fornisce il colosso giapponese Sony: alla fine del 2006 bastarono appena due settimane ai segugi della rete per scoprire che il sito alliwantforxmasisapsp.com, presentato come weblog personale di un amante della PSP, non era altro che una creatura dall’agenzia di comunicazione Zipatoni. In quell’occasione, al grave danno per il brand Sony si aggiunse anche la beffa: per smascherare il flog, fu infatti sufficiente lanciare una classica “whois search” in quanto il dominio di alliwantforxmasisapsp.com risultava registrato direttamente a nome della Zipatoni. Belle volpi davvero.

A questo punto potremmo concludere soffermarci ad analizzare il negativo ritorno in immagine generato da queste gaffe, ma in realtà non è necessario: basta fare una ricerca in rete per comprendere – senza ombra di dubbio – che ingannare la blogosfera è peggio che tentare di ignorarla e che, in entrambi i casi, si finisce sempre con il perdere.

 

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