I network sociali e l’integrazione nel flusso di attività giornaliero dell’utente

Per descrivere le modalità con cui i network sociali entrano a far parte delle attività giornaliere dell’utente mi affiderò ancora una volta alla guida ELEMENTI TEORICI PER LA PROGETTAZIONE DEI SOCIAL NETWORK di Gianandrea Giacoma e Davide Casali (che ringrazio enormemente per aver reso disponibile con Licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0).

Facendo una semplificazione a fine esplicativo, possiamo assumere che la giornata di ciascuno di noi è definita secondo un flusso di piccole e grandi attività in sequenza (A > B > C > …) che sono stabilite secondo alcune gerarchie di valori diverse: importanza, interesse, dovere, facilità, etc. Questo è il flusso di attività giornaliero.
Il flusso di attività giornaliero è importante perché è un lasso di tempo definito all’interno del quale varie attività competono per essere eseguite e la persona quindi dovrà scegliere cosa è più importante fare fra varie alternative: il tempo è limitato, mentre le attività no.

Il modo in cui il nostro progetto riesce ad inserirsi nel flusso di attività giornaliero di una persona, risulta quindi un elemento cruciale nella progettazione di un social network. Partendo dalla premessa che vi sono dei bisogni funzionali da soddisfare, bisogna anche fare in modo che risulti naturale per le persone inserire questo tipo di strumento all’interno delle giornate.
Identifichiamo quindi quattro indici primari che possono portare una persona a dare priorità ad una attività X:
1. Motivazione: l’attività X è più importante di ogni altra attività in quel momento e quindi viene fatta.
2. Leggerezza: l’attività X è talmente facile a farsi che basta un piccolo interesse per rubare qualche istante alle altre attività adiacenti.
3. Località: l’attività X è più facile da farsi dopo avere fatto l’attività A, perché spazialmente o mentalmente inerente.
4. Efficacia: l’attività X è più utile a raggiungere lo scopo rispetto ad altre attività (X’, X”, X”’) che potrebbero realizzarlo.

Il flusso è un fattore che va bilanciato correttamente in rapporto al tipo di social network che si vuole realizzare:
• Nel caso di un sito come MySpace la persona ‘sceglie’ di frequentare quello spazio virtuale perché ad un certo punto ha una rilevanza all’interno della propria vita e quindi assegna ad esso una priorità sufficiente ad emergere fra gli impegni. Per esempio ad un certo punto potrebbe metterla come pagina iniziale della sua navigazione in rete.
• Nel caso di un sito come Google Docs la persona utilizza lo strumento perché ha una necessità di redazione di contenuti collaborativa e si tratta quindi di uno strumento efficace per farlo. Non visiterà quindi il sito continuamente come farebbe su MySpace ma solo quando ha qualcosa da aggiungere o leggere.
• Nel caso di LinkedIn l’utente visiterà il sito solamente quando si troverà in una situazione per cui gli tornerà in mente il sito e andrà a visitarlo, cogliendo magari l’occasione di aggiornare i propri dati.
• Nel caso di Flickr l’utente visiterà il sito magari anche con abitudine per vedere cosa i suoi amici o contatti stanno facendo in quel momento, o quale nuova foto han postato.

In ognuna di queste situazioni possiamo immaginare che la persona avrà valutato i quattro indici di cui sopra e avrà modificato il proprio flusso di attività giornaliero in modo conseguente, rubando tempo ad altre attività che non risultavano così rilevanti. Questo avviene sia per le attività abitudinarie sia per quelle pianificate che per quelle estemporanee.
Diventa abbastanza intuitivo capire che un ipotetico sito che soddisfi gli stessi identici bisogni più rapidamente di un altro è considerato migliore e che quindi più un sito è utile e trasparente integrandosi nella giornata delle persone in modo non intrusivo, più sarà facilmente adottato dalle persone.

Un caso limite può essere ad esempio Twitter, ove molte persone hanno iniziato ad usarlo pur senza avere una idea precisa di come utilizzarlo: la sua semplicità d’uso e immediatezza hanno portato ad una componente di leggerezza molto elevata, per cui anche se non era ben chiara quale fosse l’efficacia un tentativo lo si faceva. Ancora più importanti per Twitter sono stati i software che aumentano l’integrazione nel flusso di attività dell’utente (Twitterrific l’esempio più evidente) in modo che non si debba neppure aprire il sito per utilizzare Twitter.

Analizziamo da un punto di vista progettuale i quattro indici primari che abbiamo identificato:
1. Motivazione: seppure parta da un interesse della persona, si può comunque cercare di motivare la persona che non utilizza ancora il servizio in vari modi. In particolare, in un social network fanno parte della motivazione tutte le dinamiche che stiamo andando a considerare all’interno di questo documento.
2. Leggerezza: questo indice si traduce quasi direttamente in indicazioni progettuali: il servizio dovrà rispondere prima di tutto a principi di user centered design e usabilità, ma soprattutto si dovrà tentare di avvicinarsi il più possibile alle attività che l’utente compie normalmente durante la giornata.
3. Località: è difficile lavorare sulla località perché di fatto o la persona sta utilizzando il programma, o non lo sta utilizzando. E’ sfruttabile internamente al servizio, ma difficilmente esternamente.
4. Efficacia: è conseguenza diretta dei bisogni funzionali ed è quindi uno degli scopi tradizionali: un software che svolge bene il proprio lavoro sarà evidentemente utilizzato più spesso di uno che lo fa meno bene.

Si può quindi notare che possiamo lavorare quasi direttamente su due di questi indici: motivazione e leggerezza. I quattro indici primari sono trasversali, questo significa che seppure si possa utilizzare la motivazine al successo, l’efficacia e la gratificazione per portare l’utente a cimentarsi in compiti più complessi (aumentando quindi la motivazione a farlo) sarebbe comunque controproducente nei confronti degli altri fattori, primo fra tutti la leggerezza. E’ quindi rischioso affidarsi eccessivamente alla motivazione al successo ed è sempre preferibile seguire un percorso bilanciato in quanto:
1. non è possibile a monte promettere un adeguato equilibrio tra impegno e probabilità di successo;
2. puntare sulla penetrazione nel flusso è comunque vincente perché non esclude, una volta innescato il network, che emergano spontaneamente funzioni che meglio esprimano un equilibrio tra impegno e probabilità di successo;
3. si fa sempre in tempo a complicare le dinamiche ma non viceversa;
4. è sempre meglio progettare un network rispettoso del flusso giornaliero degli utenti e modificare questo vincolo solo in seguito, in base a come evolve il network e a come la comunità usa e premia determinate funzioni e applicazioni.
Non dimentichiamoci che i network sono sistemi complessi e che necessitano di un monitoraggio costante in quanto piccoli fenomeni possono innescare grandi cambiamenti. Per questo è utile avere diversi feedback sulla evoluzione del sistema per identificare segnali deboli espressioni di possibili e importanti cambiamenti da assecondare, in modo da avere un bilanciamento perfetto dei vari indici.

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