Google Instant cambia le regole del gioco per le ricerche online

Google con quest’ultima novità sta cambiando un po’ le regole del gioco per le ricerche online. Qualche conseguenza per il posizionamento organico e la pubblicità online c’è di sicuro, ma andiamo a vedere chi potrebbe farne le spese.

E’ una novità destinata a rivoluzionare il modo in cui si fanno le ricerche online. E forse anche a cambiare l’approccio con la pubblicità online, segnatamente la più importante. Cioè proprio gli annunci a pagamento su Google (pay-per-click).

Stiamo parnando di Google Instant ultima invenzione del gigante di Mountain View e attualmente in fase di introduzione. Come funziona? E’ semplicemente una tecnologia che consente di visualizzare i risultati della ricerca già mentre si digitano le parole nel campo di ricerca. Questo riduce dai 2 ai 5 secondi il tempo per ogni ricerca e consente di digitare un termine più accurato se non sai ancora con preciso cosa cerchi, perché la tecnologia ti fornisce delle possibili alternative con parole che appaiono in grigio. I risultati poi sono istantanei perché appaiono addirittura prima che tu finisca di digitare, mentre prima dovevi aspettare di finire e cliccare INVIO.

Ci sono però probabilmente anche dei contro. Forse a qualcuno potrebbe dare fastidio di vedersi continuamente suggerire qualcosa che – magari – non centra niente con le proprie intenzioni. Ma le conseguenze più importanti sono forse da ricercare nel campo della pubblicità online, in particolare negli annunci pubblicitari (Google AdWords) che appaiono sopra e a destra dei risultati della ricerca.

In realtà con Google Instant gli annunci cominciano ad apparire prima – basta che l’utente non digiti per 3 secondi. Quindi complessivamente aumenta il numero delle esposizioni dell’utente agli AdWords. Siccome Google ti fa pagare solo se l’utente clicca sull’annuncio, questo potrebbe apparire come un vantaggio. Ma c’è sotto un pericolo. Infatti l’utente sarà spinto a fare ricerche con meno parole chiave se è vero che Google gli fornisce fin da subito dei possibili risultati che potrebbero già soddisfarlo prima di completare la ricerca.
Questo significa che le richieste degli inserzionisti pubblicitari si concentreranno su poche parole-chiave (formate da 1-2 termini) che aumenteranno molto di prezzo.
Per contro potrebbero essere danneggiate quelle combinazione delle parole-chiave più lunghe, chiamate “long tail” (coda lunga) che consentono di associare annunci pubblicitari a bisogni più mirati degli utenti. In sostanza si perderebbe la possibilità di rivolgersi a nicchie di mercato.

Articolo tratto da MG News. Per leggerlo tutto clicca qui.

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